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Cospensione-della-cartella-esattorialeBenvenuto in fc3a.com: il sito dedicato a chi è deciso a fare opposizione a cartelle esattoriali Equitalia. In queste pagine troverai una serie di consigli utili che ti aiuteranno a opporti ai debiti con Equitalia in modo legale e sicuro.

Solitamente, i nostri visitatori si mettono nei pasticci cercando in internet “fac simile ricorso cartelle esattoriali” e pensando che il fai da te sia l’unico modo per risparmiare nella corsa alla sospensione della cartella esattoriale da sanare.

In realtà, sentiamo spesso casi di persone che sono state “punite” da Equitalia anche in situazioni di mancata notifica. Cartella esattoriale a parte, qui ci troviamo in guerra: sarebbe importante che ognuno di noi imparasse, in prima persona, come difendersi da Equitalia, come non pagare cartelle esattoriali notificate o, eventualmente, come fare istanza di sgravio di cartelle esattoriali.

Ci auguriamo che in questo sito possiate trovare tutte le informazioni a voi utili per poter mettere a posto tutti i vostri debiti con Equitalia. Ti consigliamo di iniziare ad informarti su come agire per arginare i danni dovuti alla tua cartella esattoriale da qui.

In bocca al lupo!

 

Come salvare un’azienda in crisi

È ormai indubitabile come il periodo che stiamo vivendo, su scala mondiale, sia particolarmente complesso per le aziende e gli imprenditori che le gestiscono.

Gli osservatori sulla salute delle aziende italiane mostrano come negli ultimi 5 anni sia registrato un leggero calo progressivo delle procedure fallimentari. Si sta parlando di piccoli punti percentuali, che comunque possono essere sufficienti a iniettare nuova linfa alla motivazione dell’imprenditore. I dati rimangono però sempre su livelli storici molto elevati, e per moltissime aziende il problema della loro stessa sopravvivenza rimane sempre presente.

Pressione fiscale, cali significativi della domanda di beni e servizi, situazioni finanziarie pregresse, rapporti deteriorati con le banche, situazioni di sofferenza e mille altre cause possono condurre un’azienda a un passo dal fallimento.

Come può un’azienda estinguere i debiti?

Esistono molte strade che un’azienda può percorrere nel tentativo di estinguere i propri debiti evitando il fallimento. Una volta chiarita la propria posizione debitoria, l’imprenditore

  • può contattare direttamente i propri creditori, al fine di ottenere dilazioni nei pagamenti o riduzioni dei tassi di debito;
  • può chiedere il supporto di servizi di consulenza di credito, che attraverso commissioni incaricate, andranno a valutare la situazione nei dettagli, proponendo a ogni creditore uno specifico piano di rientro;
  • può prevedere una svendita dei beni societari immobili e strumentali, al fine di ottenere sufficiente liquidità per fare fronte agli impegni presi.
  • in ultima istanza, può fare richiesta di un concordato preventivo, che contrariamente a come era visto soltanto pochi anni fa, ovvero il preludio al fallimento, ora è letto come un’importante occasione che viene concessa all’imprenditore motivato a estinguere i propri debiti.

Qualunque siano le modalità di rientro, il comune denominatore della massa dei creditori cui l’imprenditore deve fare fronte, e rapportarsi quotidianamente, è rappresentato dagli istituti finanziari, sempre meno disponibili a concedere dilazionamenti del debito o riduzione dei tassi precedentemente convenuti.

Esiste, tuttavia, un’altra strada che l’imprenditore può intraprendere, nei confronti delle banche, per tentare di salvare la propria azienda in crisi.

Il 98% dei mutui e fidi sono a tasso di usura

Dall’entrata in vigore della legge sull’usura 108 del 1996, che introduce e definisce i ‘tassi soglia‘, oltre i quali un finanziamento può essere definito a ‘tasso di usura‘, ogni istituto di credito, teoricamente dovrebbe fare riferimento a questi valori per ogni concessione di credito.

Il valore di questi tassi soglia varia dal tipo di credito concesso, ad esempio per un mutuo ipotecario a tasso variabile è fissato all’8,7625%, fino ad arrivare al 24,99% sul credito revolving delle carte di credito, passando dai fidi cui conti correnti, fissato fra il 18,275% e il 24,19%.

Dopo un lungo periodo di silenzio dall’entrata in vigore della legge, il tema dell’usura bancaria è tornato alla ribalta grazie ad alcune sentenze del 2013 e 2014. Queste pronunce giurisprudenziali hanno definito con precisione le modalità di calcolo del tasso di usura, che va determinato dalla somma aritmetica del tasso nominale, degli oneri dovuti per la concessione del credito e il tasso di mora fissato nel rapporto di finanziamento, anche se il rapporto può non essere mai andato in mora di fatto.

Alla luce di questi dati, vari osservatori hanno verificato come circa il 98% dei mutui concessi dalle banche e dei fidi su conti correnti potrebbero superare il tasso soglia di usura e dunque in tutti questi casi sarebbe lecito parlare di usura bancaria.

Una nuova opportunità per l’imprenditore

All’imprenditore la cui attività è messa in difficoltà dall’impossibilità di fare fronte ai propri impegni nei confronti degli istituti di credito, come ad esempio in caso di revoca fido bancario, si apre dunque un nuovo spiraglio, una possibilità di trovare nuove risorse economiche. Le varie sentenze sul tema, infatti, mostrano come, molto spesso, a chi ha fatto ricorso è stato riconosciuta la concessione di un finanziamento classificato a tasso di usura, costringendo la banca a ripercorrere i propri passi senza esigere il pagamento dell’intero importo della rata precedentemente calcolata.

Nuova linfa, dunque, per tutti gli imprenditori motivati e pronti a fare riconoscere i propri diritti.